Quindi la mamma nutre le sue piante così come ha nutrito i figli: acqua e concime per la kenzia, fagiolini e vitamina C per noi. Ed ecco il nocciolo del paradigma: rimani concenrato sull’oggetto, procuragli i princìpi nutritivi che dall’esterno vanno verso l’interno e che, agendo da dentro, lo fanno crescere e gli fanno bene. Una spruzzatina sulle foglie, ed ecco che la pianta è pronta per affrontare la vita. Guardala con un misto di inquietudine e di speranza, consapevole della fugacità della vita, preoccupata per gli incidenti che possono capitare, ma nello stesso tempo soddisfatta per aver fatto tutto il possibile, per aver svolto il tuo ruolo di nutrice: per un po’ ci si sente tranquilli e al sicuro. E’ così che la mamma vede la vita: una serie di azioni esorcizzanti, inefficaci quanto una spruzzatina, che danno una breve illusione di sicurezza.
Sarebbe molto meglio se potessimo condividere la nostra insicurezza, penetrare tutti insieme dentro noi stessi e dichiarare che i fagiolini e la vitamina C, pur nutrendo l’animale, non salvano la vita e non sostentano lo spirito.
Sarebbe molto meglio se potessimo condividere la nostra insicurezza, penetrare tutti insieme dentro noi stessi e dichiarare che i fagiolini e la vitamina C, pur nutrendo l’animale, non salvano la vita e non sostentano lo spirito.
— L’eleganza del riccio di Muriel Barbery